In libreria, un nuovo romanzo sci-fi: Il Pianeta di Red, il viaggio di ritorno di un ibrido di Marte

Opera prima di Stefania Gaia Paltrinieri, è un nuovo romanzo sci-fi, sicuramente tra i libri da leggere, che racconta di un futuro possibile, della vita di un ibrido proveniente da Marte, del suo ritorno sulla Terra, riflette sul tema della sopravvivenza e sulle sue conseguenze. Primo di una trilogia dove i livelli di lettura e le linee narrative sono molteplici, ci porta con dentro i temi della diversità, del futuro dell’«uomo» e di cosa sarà considerato umano. E c'è anche l'amore, certo, ma con la consapevolezza che questo sentimento così complicato può anche essere terribilmente autodistruttivo. Al centro di tutto poi c'è la Terra, il pianeta su cui viviamo, così pieno di risorse e di vita, capace di esistere con e senza l'uomo. Insomma, senza esagerare, è un testo che pone sotto i riflettori molti spunti, alcuni semplici, altri più complessi, inseriti in contesto post-apocalittico che ci invita a riflettere.


Tra i Libri da non Perdere, "Il Pianeta di Red. Il Viaggio" è un romanzo di fantascienza assolutamente credibile e ben strutturato, con nozioni tecnologiche e scientifiche molto interessanti che lo rendono estremamente credibile e interessante.

Il pianeta di Red - Stefania Gaia Paltrinieri - romanzo fantascienza - sci-fi
Il pianeta di Red - Stefania Gaia Paltrinieri

Qui proponiamo l'«intervista al contrario» che l'autore ha realizzato con Maddalena Marcarini, scrittrice (già autrice di "Schegge") e event manager di Libri da Yuggoth. Se la volete vedere, potete andare nella sezione Da Vedere del sito oppure cliccare direttamente qui.


MAD: Partiamo con una domanda forse di rito, ma la cui risposta è sempre affascinante e diversa non solo per ogni autore, ma anche per ogni opera: qual è stata la scintilla che ha portato alla nascita di questa storia?

STE: Intanto va detto che Il pianeta di Red è qualcosa che esisteva già da molto tempo. Le mie storie nascono principalmente di notte, quando, lo sappiamo tutti, il nostro cervello viaggia a frequenze diverse. O a volte semplicemente perché soffro d’insonnia. I miei cassetti sono pieni di storie, molte immaginate nella mia adolescenza. E questo spiega anche come alcune tecnologie descritte nel libro oggi risultino molto contemporanee oppure una specie di promessa facile da mantenere.

Mi piace pensare che in questa vicenda (che nel mio cervello deve trovare ancora una degna conclusione, e questo si che è uno spoiler!) convivano più elementi di riflessione, come se fossero dei layer sovrapposti uno sull’altro. Ma ritengo che i temi principali siano sicuramente la diversità e la sopravvivenza.


MAD: Le tematiche toccate in questo romanzo di fantascienza italiana sono molteplici, ma se volessimo partire dalla più approfondita sarebbe certamente la dualità Umano-Macchina. Red, il protagonista, incarna alla perfezione la tematica: la sua natura di cyborg. lo porta spesso ad autodefinirsi una sorta di macchina dalle sembianze umane, mentre il lettore non può non percepire questo personaggio come l’esatto contrario, ossia un essere umano “intrappolato” dentro una macchina. Cos’è Umano, e cos’è Macchina? Qual è il confine? Il romanzo sembra porre di continuo questa domanda, ma l’opinione dell’autore qual è?

STE: L’opinione dell’autore è che non ci debbano essere confini. E preferisco di gran lunga l’espressione ibrido. Qualsiasi sia la forma, l’importante è quale significato vogliamo dare alla parola umanità. L’ibridazione uomo-macchina non mi spaventa ed è già una realtà da tempo (vedi per esempio il pacemaker). E non mi spaventa nemmeno il transumanesimo, se realizzato con una visione etica. Quello che invece mi preoccupa è se siamo psicologicamente pronti a questo mutamento, se queste modifiche possano produrre uno scompenso profondo, destabilizzando la già complicata percezione del sé. E soprattutto: chi le gestirà. Quali saranno gli scopi. Perché il rischio è quello dell’arricchimento personale ai danni dei più deboli, di chi non ha altra possibilità se non la mera sopravvivenza. E non si diventa migliori se non si può scegliere. Anzi.

Tornando a Red, la sfida per lei è solamente quella di accettarsi. Come tutti noi.

In effetti, il fatto che Red sia un ibrido è sostanzialmente una grande metafora sul sentirsi a proprio agio con se stessi e disinteressarsi di cosa pensano gli altri di noi. È questa la cosa più problematica.

Red non solo è un ibrido uomo-macchina (un umano con parti biomeccaniche e un Ai a carattere debole che ogni tanto lo estromette), ma anche un soggetto non-binario. Insomma, un ibrido di genere.


MAD: Altro tratto particolare del protagonista è la sua identità non-binaria; nonostante sia nato biologicamente donna, Red non si identifica in nessuno dei due generi. Diversi altri personaggi della storia appartengono al mondo LGBT, in piena linea con l’ambientazione in un futuro scientificamente progredito e privo di “categorizzazioni”. Per definire Red nel romanzo, dal punto di vista linguistico, è stata fatta una scelta peculiare, ossia alternare appellativi maschili e appellativi femminili, attribuendo insomma allo stesso personaggio entrambi i generi a seconda della situazione. Questa scelta si contrappone abbastanza nettamente alla ricerca attualmente molto diffusa di segni grafici alternativi per rimuovere i generi da pronomi e aggettivi (vedasi tutt*, oppure tuttƏ). Perché questa scelta?

STE: Innanzi tutto perché sono “vecchia”! Vedi, io sono nata in un tempo in cui persino il concetto di non-binarismo non esisteva. Eri semplicemente persona appesa continuamente ad un’infinita altalena di emozioni e percezioni, senza mai riuscire a trovare una vera collocazione. Cioè: era chiaro che tutto ciò che viaggiava nell’area del femminile non ti attirava. E nello stesso tempo, l’area maschile non ti apparteneva del tutto. Eri un… ibrido.

Inoltre la nostra lingua non dispone di elementi neutri. Se la lingua scritta si può permette di sostituire le vocali che fanno riferimento al mondo non-binario con simboli grafici, foneticamente cosa risulterebbe?

Per me la lingua italiana ha una sua musicalità e quando leggo la mia mente traduce in suono il testo. Faccio fatica, forse proprio per l’età, ad accettare modifiche al suono, alla musica, della mia lingua.

Per quanto mi riguarda ho accettato da tempo questo dualismo di genere e quasi non mi fa più effetto la declinazione al femminile o al maschile. Oddio, ci sono ancora delle note stonate: per esempio, mi fa un enorme effetto sentirmi chiamare Signora da qualcuno. Ma forse è perché sto veramente invecchiando.

Tornando al libro, sì volevo fortemente che i personaggi lgbt fossero un elemento di normalità.


MAD: Parlando del futuro descritto ne “Il Pianeta di Red” non possiamo non menzionare l’estrema accuratezza dell’elemento fantascientifico: le condizioni degli esseri umani sulle colonie marziane e ogni elemento legato all’evoluzione (o forse declino?) della “nuova” società extraterrestre sono descritte con dovizia di particolari. Quanto di ciò che leggiamo in questo libro è frutto di ricerca scientifica e quanto è invece immaginazione dell’autore?

STE: No, no. Nulla di ciò è fantascientifico. È ciò che viviamo già. La necessità del controllo, la negazione del diritto di autodeterminazione dell’individuo, la ricerca spasmodica della “cura” e la tendenza a superare i limiti fisici del nostro corpo. Sono tutti temi con cui ci siamo ampiamenti confrontati durante la pandemia. E lo abbiamo fatto per sopravvivere a un virus. Come lo abbiamo fatto? Come lo ha fatto il comitato scientifico marziano! Con il controllo della popolazione, con le linee guida a cui attenersi, con la tecnologia che di fatto vuole “curare” le leggi fisiche e fisiologhiche come se queste fossero una malattia. Ma è Marte che lo impone. Per sopravvivere. E una volta accetta la motivazione, tutto diviene lecito.

Questo è l’inizio della fine o semplicemente un nuovo inizio? Non lo sappiamo. In questa trilogia non voglio assolutamente esprimere un giudizio. Voglio far nascere dei dubbi.

Ciò detto, ho letto moltissimo riguardo alle problematiche relative a ciò che succede al corpo umano al di fuori del nostro pianeta. Da quando abbiamo iniziato i voli spaziali abbiamo capito che occorre fare i conti con i limiti della nostra biologia. Ci siamo evoluti sulla Terra, un pianeta con caratteristiche peculiari e uniche nel nostro sistema solare. Pertanto le problematiche riscontrate sono moltissime: gli astronauti sperimentano da sempre le variazioni sui loro muscoli, sulle ossa, sulla circolazione sanguigna e sul sistema nervoso. E questo con soggiorni non molto lunghi. Figuriamoci una permanenza continua. E sono stati fatti studi approfonditi anche sul tema della procreazione. Insomma, l’uomo è stato «progettato» (viva Cingolani!, ndr) per stare sulla Terra.


MAD: Il futuro estremamente credibile descritto in questa opera si presenta sotto molti aspetti grigio, freddo e, secondo i nostri parametri, moralmente distorto, eppure la resilienza resta il faro al centro della narrazione: Red per primo si fa ambasciatore di una speranza incrollabile, nella certezza di poter tornare al suo pianeta – la Terra – dato per spacciato dai marziani. Insieme a lui, l’embrione di società umana risorta dalle ceneri di quella precedente, a dimostrazione che una scintilla di vita è sufficiente perché tutto possa ricominciare. Qual è dunque la visione che l’autore ha del nostro avvenire?

STE: Beh, che sopravviveremo. È nella natura umana. Il tema è «come lo faremo». Se saremo di grado di rimanere umani, cioè di essere in grado di conservare la nostra empatia, se riusciremo a trovare un equilibrio tra il nostro desiderio di aiutare e la possibilità concreta di farlo. Mai come in questo periodo mi sento in pericolo. E non solo per quelli che paventano ogni cinque secondi scenari di guerra, ma perché oggi la maggior parte degli individui lo trova quasi accettabile. Questo, mi fa paura! Essere umani per me significa capire cosa si è sacrificabile e cosa no. Se fare la guerra, uccidere, far del male a qualcuno anche per le ragioni più nobili, sia accettabili o no. Red è una bella persona o no? Lo lascio decidere a voi.


MAD: Il Pianeta di Red – Il viaggio è solo il primo capitolo di quella che sarà una trilogia. Quanto può rivelarci l’autore di ciò che vedremo prossimamente?

STE: Ho immaginato la trilogia con un continuo viaggio, una continua scoperta. La struttura della storia è già nella mia testa, ma nel secondo volume volevo concentrarmi su alcuni particolari e dar libero sfogo al mio interesse sul tema della sopravvivenza.

Infatti i personaggi principali saranno coloro che in qualche modo hanno dato inizio alla storia di Red e a quella di Andrea. A loro si deve il fatto che l’umanità sia in qualche modo sopravvissuta. Un degno tributo. E verrà introdotto anche il personaggio di First, la nemesi di Red. Insomma, un capitolo importante per capire da dove Red e gli altri sono partiti e le basi per la parte conclusiva. Il terzo volume risulterà quindi la fine di una storia. Si spera, con il lieto fine.




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